IL MERCATO DELL’ARTE E LA SUA EVOLUZIONE IN FUNZIONE DEI MUTAMENTI APPENA ESPOSTI.


CASA D'ASTE
CASA D'ASTE

Abbiamo constatato che con l’avvento della fotografia una parte della funzione della pittura veniva a mancare ed allo stesso tempo una notevole possibilità di profitto da parte degli artisti. Un fenomeno comunque importante stava affacciandosi nel contesto artistico e cioè la possibilità che il prodotto artistico diventasse in qualche maniera oggetto di transazione slegato completamente dalla funzione di rappresentazione della realtà.

Nasceva pertanto quel fenomeno che ha caratterizzato fortemente tutto l’andamento della storia dell’arte del secolo scorso e che sta caratterizzando anche il presente.

Opera d’arte che è uguale ad oggetto e quindi inseribile di diritto e da protagonista nel concetto di MERCATO in termini di merce transabile.

 


BASQUIAT
BASQUIAT

I nuovi protagonisti dell’arte moderna sono artisti che usano la propria conoscenza dello strumento espressivo per produrre opere che sono personalizzate fortemente dalla loro visione artistica soggettiva e che pertanto svincolati dall’obbligo di rappresentare la realtà, mettono in pratica sperimentazioni che hanno rivoluzionato completamente lo stesso concetto e la stessa funzione prioritaria dell’arte. Impressionismo, Art Noveau, Liberty, Astrattismo, Concretismo, Costruttivismo, Divisionismo, Espressionismo, Les Fauves, Futurismo, Suprematismo, Dadaismo, Metafisica, Bauhaus, Realismo Magico, Verismo, Surrealismo, Spazialismo, Action Painting, Pop Art, Minimalismo, Naïf, Informale, Happening, Arte Povera, Concettuale, Funk Art, Body Art, Land Art, Graffiti Art, Iperrealismo, Transavanguardia, Iperspazialismo, Bad Painting, sono solamente i principali movimenti "rivoluzionari" che hanno caratterizzato un secolo di fermenti creativi che hanno completamente sconvolto e messo in discussione il concetto stesso di Arte.

Nel contempo anche la figura dell’acquirente d’arte, cambia, in quanto non sono più i ricchi nobili o le autorità ecclesiastiche (al fine del bene dell’umanità) a commissionare le opere, ma prioritariamente la ricca borghesia alla ricerca di investimenti nelle opere di coloro che non obbligati dai canoni accademici, oltre che a creare opere trasgressive ed al di fuori dei canoni tradizionali, tendono per la loro eccentricità e loro modello di vita e di frequentazione, a colpire la collettività alla ricerca di nuove tendenze e nuove emozioni, alimentando dotte discussioni artistiche nei salotti buoni.

 


IL CRITICO LEO CASTELLI
IL CRITICO LEO CASTELLI

Spesso più che la fruibilità e la piacevolezza dell’osservare il valore estetico dell’opera d’arte, la stessa tende ormai a colpire se collegata alla visibilità dell’artista in termini di protagonismo, modello di vita, o maniera di mantenere le pubbliche relazioni con la critica che conta. In qualche maniera spesso l’artista diventa "testimonial" di sè stesso e della sua opera.

Nel contempo la figura del critico d’arte assume una maggiore importanza in quanto il parere dello stesso può determinare l’affermazione dell’opera a prescindere dalla fruibilità della stessa al grande pubblico. Il critico la interpreta, ne sancisce un significato importante e le da un valore che prescinde da quello che può essere il valore “accademico” in quanto è il suo giudizio soggettivo che conta e che funge da giudice arbitro del valore di mercato dell’opera.

 


ANDY WARHOL E MICK JAGGER
ANDY WARHOL E MICK JAGGER

Risultato unico e imprescindibile e che l’arte sia rappresentata come arte ritrattistica riservata alle caste privilegiate ai tempi nella nobiltà e del potere ecclesiastico, sia espressa come oggetto di mercato, rimane sempre e comunque una prerogativa riservata a pochi e generalmente con cospicue risorse a disposizione per investire in arte.

Anche la nascita della pop art risulta un illusione e di pop (popular) rimane solo il nome , in quanto l’uso seriale permette al creatore seriale, di incrementare i lauti guadagni senza impegnarsi in forma diretta nella creazione della singola opera.

A decretarne il valore di mercato spesso la preponderanza della visibilità dell’artista in termini di personaggio da gossip presente sui rotocalchi, che fa facile presa ed immediata pubblicità a se stesso sui gusti della ricca borghesia alla ricerca di nuove sensazioni (ed il suo entourage). In particolar modo è proprio con Andy Warhol che si ritorna anche alla ritrattistica, solo che invece di esporsi nella creazione del ritratto , lo stesso si limita a serigrafare immagini di personaggi famosi ritoccate poi con poche pennellate che me sanciscono il valore di originalità e di opera considerata ... "unica".

 


Il risultato è che comunque che si chiami Andy Warhol, Roy Lichtenstein, o Claes Oldenburg, il vero investitore d’arte si ritrova sempre fra le categorie con un alto potere d’acquisto.

Con sfumature diverse, gli artisti riprendono le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema e dell'intrattenimento, della pubblicità. La Pop Art infatti usa il medesimo linguaggio della pubblicità e risulta dunque perfettamente omogenea alla società dei consumi che l'ha prodotta. L'artista, di conseguenza, non trova più spazio per alcuna esperienza soggettiva e ciò lo configura quale puro manipolatore di immagini, oggetti e simboli già fabbricati a scopo industriale, pubblicitario o economico. Questi oggetti, riprodotti attraverso la scultura e la pittura, sono completamente personalizzati.